Dossier Agenda 2030/ La crisi del gas divora il pianeta (31)

    Questo dossier fa parte degli approfondimenti dedicati all’Agenda 2030 e analizza il Target 7: Energia pulita e accessibile

    E’ una corsa che pare non avere fine. Il prezzo del gas continua a salire, diventando insostenibile per famiglie e imprese in tutto il Mondo. Lo scorso 26 agosto 2022, il metano ad Amsterdam, mercato di riferimento per l’Europa, ha toccato il nuovo massimo storico a 339 euro al Megawattora, poi ha ripiegato di qualche punto su quota 337.

    Significa 7 volte più di un anno prima. Perché? Perché il prezzo cresce così? Gli esperti dicono che le cause sono molte e solo parzialmente imputabili alla nuova fase della guerra in Ucraina e all’atteggiamento ricattatorio di Putin nei confronti dell’Europa e degli altri avversari internazionali. Il prezzo del gas aveva già raggiunto picchi notevoli già nel dicembre del 2021, quindi due mesi prima dell’invasione: 292 euro al MWh (megawatt – ora). La realtà è che buona parte del problema altro non è che il “trascinamento” della pandemia. Quindi, le cause dell’aumento dei prezzi sono molte. La sfortuna è che si sono sommate fra loro.

    In copertina foto di American Public Power Association on Unsplash, di seguito Photo by Ayesha Firdaus on Unsplash

    Tutto comincia con la pandemia

    A esempio: la fine dell’allarme pandemia e la ripresa delle attività produttive a livello planetario, ha portato da una forte richiesta di gas naturale. L’inverno di crisi aveva di fatto svuotato le scorte e, a fronte di questo, c’è stata una significativa riduzione dell’offerta sui mercati internazionali. Perché? Per problemi legati proprio alla crisi pandemica, che ha costretto a rimandare la manutenzione degli impianti, ha ridotto i possibili investimenti, ha generato una strozzatura nei trasporti via mare.
    Mentre tutto questo accadeva rapidamente, la Cina usciva dal torpore da COVID-19 e aumentava la richiesta di fornitura per i propri impianti, cercando nuovi fornitori, dati i problemi di politica internazionale nati, recentemente, con Australia e Stati Uniti. Lo stesso vale per l’India, altro gigante industriale che dopo la pandemia ha avuto un’impennata nella richiesta di risorse. Intanto, si registrava anche una minor produzione di gas naturale da parte di Russia e Norvegia. A questo si aggiunge, lo sostengono diversi analisti tra cui Greg Molnar dell’Agenzia internazionale dell’energia, il caldo eccezionale di questa estate. Il consumo di energia elettrica è schizzato alle stelle, grazie all’uso dei condizionatori per raffreddare case e uffici. Infine, c’è stata la guerra, con la Russia che ha giocato con l’apertura e la chiusura dei rubinetti dei vari gasdotti che riforniscono l’Europa.

    Anche gli Usa nella tempesta

    C’è un’ulteriore anomalia: il prezzo del gas naturale sta salendo anche negli Usa, che sono i maggiori produttori di gas naturale al Mondo e sono completamente indipendenti dalla Russia. Le ragioni, anche qui, sono molte: le scorte sono più basse della media, a causa del forte consumo di energia per l’estate molto calda. Per contro, la produzione in questa fase è modesta, perché le grandi società preferiscono contenere le spese, proprio mentre le esportazioni sono alte, soprattutto verso l’Europa e questo ovviamente condiziona il prezzo.

    Seguendo queste argomentazioni, sembrerebbe esclusa la tesi della speculazione, cioè che il costo della materia prima sia gonfiato e che gli investitori stiano scommettendo sulla minore disponibilità di gas per fare grandi guadagni. Per molti esperti il problema è nella pura logica della domanda e offerta: se la prima aumenta per la ripresa industriale o per le necessità private dei cittadini e la seconda diminuisce, per ragioni tecniche o politiche, è inevitabile che i prezzi vadano alle stelle.
    Se questo è vero – e in parte è certamente così – la situazione nei prossimi mesi non dovrebbe migliorare. Ad agire sul mercato, infatti, sarà la concorrenza che si scatenerà fra Europa e grandi produttori asiatici – Cina, India e Giappone – per garantirsi le forniture di gas necessarie alla produzione industriale. Una corsa all’accaparramento che rischia di far salire ulteriormente i prezzi.

    Insomma, non sembra ci sia spazio per l’ottimismo. Gli esperti guardano al futuro e vedono un aumento della domanda elettrica per l’elettrificazione di trasporti e riscaldamento. Contemporaneamente, chiuderanno decine di centrali a carbone e nucleari. Le reti, però, dovranno restare stabili, per accontentare imprese e cittadini. Le energie da fonti rinnovabili, come eolico o solare, anche iniziando subito i lavori, impiegheranno almeno dieci anni a diventare una alternativa credibile e consistente. Nel frattempo, almeno fino a che non si costruiranno infrastrutture gigantesche di stoccaggio e trasmissione a livello continentale, serviranno centrali termiche per compensare le fluttuazioni. E queste centrali, saranno e sono alimentate dal gas naturale. Come dire: si torna al punto di partenza.

    Chi fa cosa

    Come si muove l’Europa

    I Paesi dell’Unione Europa stanno cercando di affrontare la crisi energetica predisponendo piano di stoccaggio razionamento. Ad oggi – agosto 2022 – l’unico approvato è quello tedesco. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il vice e ministro dell’Economia Robert Habeck hanno fissato come obiettivo una riduzione dei consumi del 20%. Dal primo settembre 2022 scatteranno quindi alcune misure:
    – negli edifici pubblici i corridoi e le zone di passaggio dovranno tenere il riscaldamento spento, mentre nelle aree comuni la temperatura non dovrà superare i 19 gradi; – gli edifici e i monumenti non saranno più illuminati;
    – le insegne e i cartelloni pubblicitari luminosi saranno spenti, come le vetrine dei negozi tra le 22 di sera e le 6 del mattino;
    – ai privati sarà vietato solamente di scaldare le piscine.
    Per i privati, allo stato attuale, questi sono solo suggerimenti e non obblighi. In ogni caso, Berlino ha calcolato un risparmio di gas di circa il 2-2,5%.

    Focus 1
    Le riserve di gas naturale nel Mondo

    Secondo lo Statistical Review of World di Bp, questi nel 2020 erano i primi 10 Paesi al Mondo per quantità di riserve di gas. La misura è in trilioni di metri cubi.

    • 1. Russia: 37.4;
    • 2. Iran: 32.1;
    • 3. Qatar: 24.7;
    • 4. Turkmenistan: 13.6;
    • 5. Stati Uniti: 12.6;
    • 6. Venezuela: 6.3;
    • 7. Arabia Saudita: 6.0;
    • 8. Emirato Arabi Uniti: 5.9;
    • 9. Nigeria: 5.5;
    • 10. Algeria: 2.3
    Come fanno notare gli esperti, nel ventennio 2000 – 2020 le riserve di gas naturale accertate sono aumentate di 1,5milioni di miliardi di piedi cubi. Nel 2019, le riserve mondiali hanno raggiunto l’apice, con poco più di 7milioni di miliardi di piedi cubi. Il 38% di queste riserve è nel Vicino Oriente.

    Focus 2
    La dipendenza dal gas russo

    E’ la Germania il Paese europeo che maggiormente dipende dal gas russo. Nel 2020 Berlino importava dalla Russia circa il 65% del gas naturale, cioè 42,6miliardi di metri cubi. L’Italia era la seconda, con 29,2miliardi di metri cubi. La dipendenza energetica tedesca nei confronti di Mosca nasce dall’incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima, nel marzo del 2011. Berlino decide di uscire dal nucleare e inizia la riconversione delle proprie centrali. Incrementa l’import di gas dalla Russia e raggiunge l’accordo per il gasdotto Nord Stream . Contemporaneamente, punta sulle rinnovabili, che oggi forniscono circa il 48% dell’energia complessiva. Il secondo Paese europeo maggiormente dipendente dal gas di Mosca è l’Italia. Importa il 38% del gas che consuma. Una dipendenza aumentata negli anni: nel 2012 era al 30%. L’Italia importa il 95% del gas che consuma, circa 72miliardi di metri cubi. Roma ha deciso di alzare il livello della propria produzione interna di gas naturale e contemporaneamente ha stretto accordi per aumentare le importazioni da Algeria, Egitto, Repubblica del Congo, Angola. In Europa, poi, Austria, Ungheria, Slovenia e Slovacchia ottengono circa il 60% del loro gas naturale dalla Russia.

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