Dossier/ L’Agenda 2030 nel 2020 (4)

    Acqua, energia, città e nuovi modelli di sviluppo e consumo sostenibili. Continuiamo con il l’obiettivo 6, 7, 11 e 12 l’analisi dell’Agenda 2030 nella nuova decade.

    Nel corso del dossier alcuni dati riferiti ai vari goal e le le infografiche realizzate dalle Nazioni Unite, oltre ad alcuni spunti sui costi che rimangono da sostenere per provare a raggiungere gli ambiziosi obiettivi che la comunità internazionale si è data nel 2015.

    Qui le precedenti uscite dei dossier dedicati all’Agenda 2030

    Dossier/ L’Agenda 2030 entra nel 2020

    Dossier/ L’Agenda 2030 nel 2020 (2)

    Dossier/ L’Agenda 2030 nel 2020 (3)

    L’energia: il goal 7

    L’energia è un elemento centrale per le sfide mondiali. L’accesso all’elettricità resta però profondamente diseguale ed è l’oggetto del goal 7 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni). Secondo il sito Onu sul monitoraggio dei goal, una persona su cinque non ha accesso a moderni mezzi elettrici e 3 miliardi di persone dipendono da legno, carbone, carbonella o concime animale per cucinare e per scaldarsi. A questo si deve aggiungere che l’energia è il principale responsabile del cambiamento climatico e rappresenta circa il 60% delle emissioni di gas serra globali. Studi dicono che standard energetici più efficienti potrebbero ridurre del 14% il consumo di elettricità nell’edilizia e nell’industria. A partire dal 2015, oltre il 20% dell’energia è stata generata da fonti rinnovabili. Nel 2017 il settore delle energie rinnovabili ha impiegato un record di 10,3 milioni di persone. La disuguaglianza nell’energia sta diminuendo: tra il 2000 e il 2016, il numero di persone che dispongono di elettricità è aumentato dal 78 all’87 percento e il numero delle persone senza elettricità è sceso a poco meno di un miliardo. Tuttavia, si rileva che, man mano che la popolazione continua a crescere, anche la domanda di energia a basso costo e un’economia basata sui combustibili fossili stanno creando drastici cambiamenti nel clima.

    Cosa c’è da fare per raggiungere l’obiettivo? Secondo l’Unric il mondo deve triplicare i suoi investimenti in infrastrutture energetiche sostenibili, dagli attuali circa 400 miliardi di dollari ai 1,25 trilioni. Le Regioni con il più grande deficit energetico, come l’Africa sub-sahariana e l’Asia meridionale devono essere aiutate a migliorare l’accesso all’energia accesso cercando un sistema più pulito, efficiente e con alternative convenienti e non dannoso per la salute.

    L’obiettivo di lungo termine è la produzione di energia a bassa intensità di carbonio
    migliorare le tecnologie per fornire servizi energetici moderni e sostenibili, specialmente nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari e negli stati in via di sviluppo senza sbocco sul mare. L’obiettivo ha però al suo interno alcuni sotto-traguardi: garantire accesso a servizi energetici che siano convenienti, affidabili e moderni, aumentare considerevolmente la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia, raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica, accrescere la cooperazione internazionale per facilitare l’accesso alla ricerca e alle tecnologie legate all’energia pulita – comprese le risorse rinnovabili, l’efficienza energetica e le tecnologie di combustibili fossili più avanzate e pulite – e promuovere gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie dell’energia pulita e implementare e le infrastrutture e migliorare le tecnologie per fornire servizi energetici moderni e sostenibili, specialmente nei paesi meno sviluppati, nei piccoli stati insulari e negli stati in via di sviluppo senza sbocco sul mare, conformemente ai loro rispettivi programmi di sostegno.

    L’acqua: il goal 6

    L’Acqua accessibile e pulita è la protagonista del goal 6 (garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie). Secondo l’Unric “il nostro pianeta possiede sufficiente acqua potabile per raggiungere questo obiettivo ma a causa di infrastrutture scadenti o cattiva gestione economica, ogni anno milioni di persone, di cui la gran parte bambini, muoiono per malattie dovute ad approvvigionamento d’acqua, servizi sanitari e livelli d’igiene inadeguati”.
    La carenza e la scarsa qualità dell’acqua, assieme a sistemi sanitari inadeguati, incidono sulla sicurezza alimentare, sulle scelta dei mezzi di sostentamento e sulle opportunità di istruzione per le famiglie povere di tutto il mondo. A questo si aggiunge la siccità che colpisce alcuni dei paesi più poveri del mondo, aggravando fame e malnutrizione. Entro il 2050 è probabile che almeno una persona su quattro sia colpita da carenza duratura o ricorrente di acqua potabile.

    I numeri infatti confermano la negatività dei trend. Dal 1990 al 2020, 2,6 miliardi persone in più hanno avuto accesso a migliori risorse di acqua potabile, ma ancora 663 milioni di persone ne sono sprovviste. Almeno 1,8 miliardi di persone a livello globale utilizzano fonti di acqua potabile contaminate da escrementi. Tra il 1990 e il 2015, la proporzione di popolazione mondiale che utilizza migliori fonti di acqua potabile è salita dal 76 al 91%. La scarsità d’acqua, inoltre, colpisce più del 40% della popolazione globale, una percentuale di cui si prevede un aumento e oltre 1,7 miliardi di persone vivono in  bacini fluviali dove l’utilizzo d’acqua eccede la sua rigenerazione, 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici di base come Wc o latrine e 892 milioni di persone hanno praticato nel 2015 la defecazione aperta. E ancora: più dell’80% delle acque di scarico prodotte da attività umane è scaricato in fiumi o mari senza sistemi di depurazione. Ogni giorno, circa mille bambini muoiono a causa di malattie diarroiche prevenibili legate all’acqua e all’igiene. Inondazioni e altre calamità legate all’acqua sono responsabili del 70% dei decessi dovuti a disastri naturali. A causa del cambiamento climatico, poi, il mondo ha perso il 70% delle sue zone umide naturali nell’ultimo secolo.

    Accanto a questo scenario c’è da considerare l’impatto dell’acqua dal punto di vista energetico: l’energia idrica è stata la più importante e più utilizzata fonte di energia rinnovabile; nel 2011, essa ha rappresentato il 16% della produzione elettrica totale mondiale. Circa il 70% dell’acqua estratta da fiumi, laghi e acquedotti è usata per l’irrigazione.

    A tutto questo va aggiunta la partita sui costi: in tutto il mondo, più di 2milioni di persone muoiono ogni anno da malattie diarroiche. Cattiva igiene e acqua non sicura sono responsabili di quasi il 90 per cento di queste morti e colpiscono principalmente i bambini. L’impatto economico di non investire in acqua e costi di risanamento influisce per un 4.3 per cento sul Pil africano. L’Unric stima poi che il 6.4 per cento del Pil indiano vada perso a causa degli impatti e dei costi economici sfavorevoli causati da servizi igienico-sanitari inadeguati.

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